Il prezzo della comodità: E-commerce e inquinamento

Pubblicato da Corriere della Sera – Dataroom il 2 Aprile 2018


Nell’ultimo anno 22 milioni di italiani hanno comprato scarpe, cellulari, frullatori, libri e cibo per cani rimanendo seduti sul divano: clicchi, paghi e in pochi giorni il prodotto è recapitato in casa. In Italia nel 2017 si stima siano stati fatti 150 milioni di ordini, che vuol dire 150 milioni di pacchi spediti, e altrettanti citofoni suonati. Vale la pena di fare qualche considerazione sulla ricaduta ambientale di tutti questi pacchi in circolazione? Forse sì. 

Il 90% dei consumatori si fa recapitare il pacco a casa o in ufficio. Nel 2012 si stimavano circa 6 milioni di delivery al mese. Nel 2017 siamo arrivati a 15 milioni. Vuol dire che su strada e in città il traffico è più che raddoppiato in soli 5 anni. La Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica, nei primi sei mesi del 2017 ha registrato un incremento del 6,5% delle consegne dei corrieri, con un numero delle immatricolazioni dei veicoli pesanti del +21,5%. Secondo il più recente rapporto Ispra, l’80% dei veicoli commerciali leggeri che transitano nelle città ogni giorno appartengono a una classe inferiore euro 5. A Londra (dice lo studio Bloomberg e McKinsey) i veicoli commerciali sono responsabili del 30% delle emissioni di CO2 e di ossido di Azoto, mentre a livello europeo, nel 2013 hanno generato il 46% delle emissioni totali di NOx nell’Unione.

Fonte: Corriere della Sera – Dataroom

Il consorzio per il riciclo degli imballaggi di plastica Corepla, riferisce che l’e-commerce ha rappresentato il 15% del totale della plastica immessa al consumo, ovvero 300 mila tonnellate. In dieci anni il volume è aumentato del +200%. Per il cartone si registra un +3 %. Se è vero che l’88% viene riciclato, è altrettanto vero che la richiesta aumenta, e si prevede l’apertura di due nuove cartiere (Avezzano e Mantova). […]


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L’e-commerce e il suo contributo all’inquinamento globale


 

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