Il “Decommissioning Nucleare” in Italia

Mercoledì 9 marzo 2016, ore 16.30, aula Ke, Dei.
Incontro con la ricerca, 1° appuntamento secondo semestre

► L’ ospiteZollino 9-3-2016
Giuseppe Zollino è Professore associato presso la Scuola di Ingegneria dell’Università di Padova. Laureato a Padova in Ingegneria Elettrotecnica, ha conseguito il diploma del corso di perfezionamento in Ingegneria del Plasma e della Fusione Termonucleare Controllata. È stato ricercatore presso l’Istituto Gas Ionizzati del CNR a Padova, ed è attualmente titolare degli insegnamenti di Tecnica ed Economia dell’Energia e di Impianti Nucleari a Fissione e Fusione. Svolge tuttora attività scientifica presso il Consorzio RFX, di cui è membro del consiglio di amministrazione, in rappresentanza dell’Università di Padova. È autore o co-autore di numerosi interventi e pubblicazioni, di cui oltre 80 su riviste scientifiche ed atti di congresso internazionale, sulle tecnologie per esperimentidi Fusione Nucleare, sulla Tecnica e l’Economiadell’Energia e sulla Politica Energetica Europea. A lato degli obblighi didattici, è stato membro del segretariato della Commissione Parlamentare ITRE del Parlamento Europeo, è delegato nazionale nel Comitato di Programma Cooperazione-Energia dell’Unione Europea e coordinatore dei rappresentanti nazionali nelle Iniziative Industriali del piano per le tecnologie energetiche strategiche (SET plan) dell’Unione Europea.
È presidente di SOGIN SpA, società dello Stato italiano responsabile del decommissioning nucleare e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti nucleari italiani.
Su twitter: @GiZollino

► Argomenti trattati
Nel nostro nono “Incontro con la Ricerca” abbiamo ospitato il Professor Giuseppe Zollino, docente dell’Università di Padova nonché presidente di Sogin s.p.a., impresa completamente partecipata dallo Stato Italiano che si occupa del decommissioning degli impianti nucleari in Italia. Oltre a lui sono intervenuti anche il dott. Fabio Chiaravalli, direttore del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico, e il dott. Federico Colosi, direttore delle Relazioni Esterne.

L’introduzione è stata curata dal professor Zollino, che ha aperto l’incontro spiegando come a livello mondiale la fissione nucleare sia ancora una fonte energetica valida e di come il decommissioning degli impianti che sfruttano tale tecnologia sia un processo delicato e costoso, considerato che i lavori vanno fatti su materiali non inerti e che i costi di smantellamento sono pari ad un quarto di quelli di costruzione.

Il decommissioning è composto di varie fasi, ognuna richiedente determinate conoscenze e tecnologie: mantenimento in sicurezza della centrale, allontanamento del combustibile, decontaminazione e smantellamento, gestione dei rifiuti in attesa della loro allocazione definitiva, caratterizzazione radiologica finale. I reattori nucleari (costruiti per produzione di energia o per ricerca) producono rifiuti a vari livelli di radioattività (bassa e media, con tempo di vita intorno ai 200 anni, e alta, ovvero tutto ciò che superi i 200 anni in termini di pericolosità). Tali rifiuti sul suolo italiano sono già custoditi in loco affianco ai reattori dismessi, in attesa di essere portati nella loro destinazione finale: un deposito geologico per i rifiuti ad alta radioattività e un deposito centrale per i rifiuti a media e bassa radioattività.

L’obiettivo della Sogin è proprio quello di sviluppare quest’ultimo tipo di deposito, dato che l’Italia non ne possiede uno nazionale dove poter raggruppare tutti i rifiuti sparsi per il territorio, e di questo ce ne ha parlato il dott. Chiaravalli. Ci ha spiegato come ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) abbia redatto 28 criteri di localizzazione per stabilire la perfetta zona di costruzione del Deposito Nazionale. Tali criteri sono stati utili per escludere tutte le porzioni del territorio italiano che non fossero in grado di soddisfare tali parametri, permettendo alla Sogin di individuare tra 50 e 100 aree papabili per un totale dello 0.02% di tutto il suolo nazionale. A breve sarà redatta la CNAPI (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee), e da li si proseguirà con l’iter per la localizzazione definitiva.

I rifiuti, attualmente racchiusi in un contenitore metallico e immersi nel cemento, verranno trasportati al Deposito Nazionale e inseriti in moduli di calcestruzzo speciale. Tali moduli saranno racchiusi in moduli di cemento armato e poi il tutto sarà ricoperto da materiale atto a impedire le infiltrazioni d’acqua.

In conclusione, il dott. Federico Colosi ci ha spiegato quanto sia importante la componente mediatica e sociale in un tema delicato come il Deposito Nazionale di rifiuti a media e bassa radioattività. E’ necessaria una sensibilizzazione a tale problema e un’informazione molto accurata a riguardo, dato che recenti sondaggi hanno mostrato quanto poco si sappia relativamente alla tecnologia nucleare. Infine, anche con un’accettazione sociale adeguata, va tenuto conto del fatto che questo argomento è ad elevato rischio NIMBY, e va affrontato di conseguenza.

► Link utili

Video Youtube della presentazione

Slide presentazione Prof. Zollino
Slide presentazione Dott. Chiaravalli e Dott. Colosi

Sito di SOGIN S.p.a.
Sito Deposito Nazionale

Canale Youtube di Sogin per la campagna Deposito Nazionale, Ripartiamo Insieme

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