COP21: What’s next?

Mercoledì 16 marzo 2016, ore 16.30, aula Ke, Dei.
Incontro con la ricerca, 2° appuntamento secondo semestre

► L’ Ospitelocandina 16-03-2016
Federico Antognazza, dottore in ingegneria ambientale, che svolge attività di divulgazione per l’Italian Climate Network, e ha partecipato come observer alle precedenti COP di Durban, Doha e Varsaviae già relatore all’evento del 17 novembre sui cambiamenti climatici, organizzato dall’associazione “Levi Cases” e da LEDS.

► Argomenti trattati
Nel secondo appuntamento del ciclo “Incontro con la ricerca” il dott. Federico Antognazza, che ha preso parte all’ultima Conferenza delle Parti svoltasi a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre scorsi, ci ha descritto il clima e l’andamento della conferenza e ci ha illustrato in particolare i contenuti dell’accordo conclusivo, che regolerà il decennio 2020-2030 ma entrerà in vigore solo il trentesimo giorno successivo alla ratifica dello stesso da parte di almeno 55 paesi che rappresentino complessivamente il 55% delle emissioni mondiali di gas serra. La prima novità di questo accordo, rispetto al suo noto predecessore, il Protocollo di Kyoto, è il suo carattere globale: a Parigi infatti erano presenti tutti i paesi membri della Convenzione quadro. Esso, inoltre, non è unicamente incentrato sul tema della mitigazione dei cambiamenti climatici, ma tratta ampiamente anche i temi dell’adattamento, della finanza, ecc., basandosi sui contributi volontari dei singoli paesi (INDCs), invece che su impegni imposti. L’accordo pone 3 macro-obiettivi: mantenere l’aumento della temperatura globale rispetto all’era preindustriale entro il limite massimo di 2°C, specificando però che si farà di tutto per contenere questo incremento ben al di sotto di questa soglia, auspicando un aumento massimo (assai difficile da realizzare, tuttavia) di 1,5°C; sviluppare politiche locali di adattamento ai cambiamenti climatici, mediante processi di pianificazione che portino allo sviluppo di piani, politiche, contributi, mediante un approccio nazionale, trasparente, partecipativo, attento al ruolo della donna nelle piccole comunità e alle popolazioni indigene; predisporre strumenti finanziari che permettano di trasferire risorse ai paesi che non sono in grado di intraprendere queste politiche locali, o per difficoltà economiche o per un deficit di conoscenze. Sulla base delle indicazioni contenute negli INDCs dei paesi partecipanti, si prevede che nel 2030 le emissioni di CO2 raggiungeranno la quota di 55 Gt, mentre l’obiettivo di 2°C di aumento di temperatura impone che le emissioni restino al di sotto delle 40 Gt. Per questo motivo l’accordo vincola i diversi paesi a rivedere periodicamente le proprie politiche, ma unicamente al rialzo, presentando nuovi INDCs per fissare nuovi obiettivi al 2025 e aggiornandoli poi nel 2030. Dal punto di vista della mitigazione, invece, l’accordo non pone vincoli specifici in termini di riduzione delle emissioni, ma specifica che i paesi sviluppati sono tenuti a fissare obiettivi di riduzione, i paesi in via di sviluppo dovrebbero realizzare sforzi di riduzione, mentre i paesi sottosviluppati e le piccole isole sono invitati a intraprendere azioni e strategie in questa direzione. L’Unione Europea si è già mossa in tal senso con il pacchetto Energy Union, che prescrive (anche) la riduzione del 40% delle emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto al ’90.

Ma come è stato interpretato l’accordo? Per la coalizione delle piccole isole l’accordo non è un punto di arrivo, poiché non risponde a tutte le necessità, ma di partenza, mentre per i paesi sottosviluppati esso rappresenta il miglior risultato che si poteva sperare, perché è riuscito a coinvolgere tutti. Si tratta senza dubbio di un accordo fortemente politico, in cui mancano molti elementi tecnici (proprio in termini di cifre, aspetto che indispettisce i climatologi) e che non prevede meccanismi di sanzione, ma che definisce però degli step continui di avanzamento e miglioramento, caratteristica che si auspica possa renderlo davvero efficace.

► Link utili

Video Youtube della presentazione

Sito di Italian Climate Network

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