Inefficienza e diritti umani: biocarburanti sotto accusa

“I biocarburanti salveranno il pianeta o contribuiranno alla sua rovina? È paralisi nella Commissione europea, incerta se dar ragione a chi li accusa di essere dannosi per l’ambiente e la vita dell’uomo e chi invece li difende. Si inserisce nella discussione la denuncia di diverse Ong attive in Centro, Sud America e Africa, e che parlano di coltivazioni e villaggi indigeni dati alle fiamme e rasi al suolo per fare posto a piantagioni destinate a produrre biofuel. Si punta il dito contro l’Europa, e le future auto a impatto zero accusate di aumentare la povertà e contribuire alla rovina di territori preziosi per la biodiversità….”

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1 comment on “Inefficienza e diritti umani: biocarburanti sotto accusa”

  1. By riccardo.clementi

    edit by nicola:
    “La produzione intensiva di biocarburanti è criticabile sotto molteplici punti:

    1) nella prima generazione di biocarburanti la necessità di colture dedicate
    porta alla conversione di terreni fertili da scopi alimentari a fini energetici
    (industriali), il suolo invece di esser usato per produrre cibo per l’uomo è
    adoperato per realizzare combustibile per le macchine.
    (http://blogs.wsj.com/source/2011/08/04/are-biofuels-fuelling-the-spiralling-cost-of-food/)

    2) sempre la prima generazione comporta un agganciare i prezzi delle derrate
    alimentari al costo del petrolio in quanto all’aumento del prezzo di
    quest’ultimo aumenta il valore dei biocombustibili e l’agricoltore pretende una
    maggiore remunerazione del prodotto per uso alimentare in quanto non ha potuto
    adoperare il suolo per produrre le più redditizie piante per biocombustibili.

    3) come mostrato nell’articolo, la necessità di suolo coltivabile porta ad una
    ennesima forma di colonialismo con espropriazione di terreni e peggioramento delle
    condizioni di vita indigene.

    Sebbene la seconda generazione di biocombustibili (che è prodotta da scarti
    cellulosici invece che parti zuccherine di colture dedicate) potrebbe limitare
    l’impatto di questi con la scarsità alimentare per ora è ancora in fase
    sperimentale; in aggiunta non limita la possibilità di sfruttamento colonialista
    perché, se produrre energia localmente da scarti prodotti in loco è auspicabile e
    corretto (forse non conveniente rispetto ad altre soluzioni), esportare enormi
    quantità di materiale ligneo-cellulosico da paesi economicamente sudditi non
    sembra né socialmente accettabile né energeticamente efficiente ma solo mera
    speculazione che purtroppo è la più probabile.

    Una riflessione più generale, che esuli dal singolo esempio dei biocarburanti,
    porterebbe a una critica totale all’attuale sistema produttivo; è di
    fondamentale importanza per noi comprendere che la soluzione al problema
    energetico non può essere prettamente tecnologica e, sebbene siamo chiamati a
    risolvere principalmente questo aspetto, nelle nostre analisi non possiamo
    tralasciare gli altri.
    Se la scienza non è indipendente lo è ancor meno la tecnica.”

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